Questo progetto completa e conclude un progetto precedente, realizzato una decina d’anni fa. Si trattava dell’edificazione di una parcella sulla quale c’era già una palazzina degli anni settanta. Il lotto è stato precedentemente diviso in due, dove c’era la casa sono stati ricavati tre appartamenti e nella parcella vuota è stata costruita la palazzina. Il progetto è molto semplice: quattro volumi autonomi e separati, con gli angoli liberi per connettere lo spazio centrale con i percorsi pubblici e più in generale con il contesto circostante e per permettere alla luce di penetrare nel cuore del nuovo isolato. Il tema centrale per il quarto corpo di fabbrica era introdurre il volume all’interno del terreno, sfruttando gli indici senza ridurre nel contempo la generosa spazialità centrale che avevamo concepito e che avrebbe fatto la differenza rispetto ad altri interventi di questo genere.

Durante il percorso progettuale si è posto un altro tema, quello – in generale – della costruzione, che sta oggi diventando assemblaggio di semilavorati, di componenti preconfezionati e progettati da altri, da scegliere in un catalogo. Si sta perdendo la capacità di comporre elementi e materiali, finalizzando la composizione al progetto.

Abbiamo provato a costruire l’edificio come avremmo costruito una capanna per bambini, con semplicità e naturalezza, prendendo un’asse, appoggiandola sull’altra. Siamo convinti che l’estetica non sia l’obiettivo ma il risultato di questo processo utilizzando una carpenteria metallica molto libera e semplice dal punto di vista formale. Il primo piano – una specie di piano nobile aperto e illuminato sui due lati – è sospeso e appeso alla struttura del secondo piano, che è un grande traliccio. Al primo piano ci sono la sala, lo studio e poi, a seconda di come lo si usa, le camere. Nella parte superiore c’è una cucina, che abbiamo immaginato come uno spazio intimo dove si ritrova tutta la famiglia, una terrazza pensata come un cortile sospeso, perché non ha aperture verso l’esterno se non quella verso il cielo e le vicine montagne. Il secondo piano è completamente chiuso.

L’edificio deve prima di tutto funzionare, non deve solo essere una sequenza di ragionamenti logici che poi portano a un esito inutilizzabile o assurdo. Il progetto deve essere un processo coerente e razionale, non emotivo e basato sul gusto, la finalità è ovviamente l’architettura ma non bisogna dimenticare l’abitare. Casa Ex parrocchiale ha la volontà di fondare le proprie ragioni d’essere nelle caratteristiche strutturali del luogo per rispondere alle esigenze dell’abitare. L’elemento di congiunzione tra contesto e funzione, tra la condizione urbana e la tipologia dell’edificio, è la struttura stessa della casa.